Campione d’Italia: una gara d’appalto europea per il nuovo casinò

13 Febbraio, 2020

La possibile riapertura del casinò

Si parla del rilancio del casinò di Campione praticamente dalla sua chiusura. Per tanti sarebbe l’unica soluzione per fronteggiare la crisi in cui la città di Campione d’Italia è sprofondata dopo la chiusura della casa da gioco, avvenuta nel 2018. Il commissario prefettizio di Campione Giorgio Zanzi ha annunciato la decisione di mettere nero su bianco il progetto, a partire da un meeting telefonico con il Ministro dell’Economia Antonio Misiani.

La riapertura del casinò, definita “il problema dei problemi”, potrebbe realizzarsi attraverso una gara d’appalto europea, come suggerito dal commissario straordinario Maurizio Bruschi; in tal caso, la gestione dell’attività sarebbe condivisa tra soci pubblici (tra cui il comune di Campione d’Italia) e privati.

Campione d’Italia è un’exclave italiana, circondata dal territorio svizzero del Canton Ticino. Il suo storico casinò era uno dei pochi all’attivo in Italia, insieme a quelli di Venezia, Sanremo e Saint Vincent. Nel 2018 ha chiuso, facendo perdere centinaia di posti di lavoro.

Storia del casinò di Campione d’Italia

Il casinò fu fondato nel 1917, chiuso due anni dopo e riaperto nel 1933. Nel 2007 fu inaugurato il nuovo edificio, disegnato dall’architetto italiano Mario Botta: un palazzo di 9 piani per un totale di 55.000 mq dedicati al gioco d’azzardo e all’intrattenimento. Grazie al nuovo progetto -definito però da tanti un “ecomostro”- la casa da gioco campionese conquistò il titolo di casinò più grande d’Europa.

Nel 2006 il casinò balzò alle cronache per un fatto poco piacevole: l’apparente coinvolgimento di Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo Re d’Italia, in un’indagine sul riciclaggio di denaro sporco attraverso la casa da gioco, fatto da cui venne completamente assolto. Nel 2017 si festeggiarono i 10 anni della nuova struttura.
Il casinò era il maggiore datore di lavoro di Campione e la sua riapertura favorirebbe la ripresa dell’economia dell’exclave.

La crisi e la chiusura del casinò

Negli ultimi anni di attività, il casinò di Campione d’Italia era in forte crisi finanziaria. L’indebitamento e lo spettro del fallimento pesavano sul futuro della struttura sin dall’inaugurazione del nuovo edificio. Dopo aver liquidato i vecchi soci -le Camere di Commercio di Como e di Lecco e le Province di Como, Lecco e Varese- la società Casinò di Campione d’Italia Spa era a socio unico, gestita dal solo comune di Campione.

La speranza di ribaltare le sorti dell’attività aveva spinto gli amministratori a chiedere una proroga al tribunale per preparare un piano di risanamento, richiesta respinta dai giudici, che il 27 luglio 2018 notificarono il fallimento della società e ne ordinarono la chiusura definitiva, lasciando a casa i 492 dipendenti della casa da gioco.
Sin dai primi mesi hanno cominciato a farsi avanti società e imprenditori, interessati a riqualificare la struttura trasformandola in un albergo, in un ospedale o in un centro commerciale.

E Campione d’Italia diventa “europea”

Alla crisi economica provocata dalla chiusura del casinò si è aggiunta una profonda revisione del sistema fiscale: dal gennaio 2020 l’exclave di Campione d’Italia non è più zona franca, ma entra a tutti gli effetti nel territorio dell’Unione Europea.

Le accise sono state dunque equiparate (o quasi) a quelle italiane, e al suo ingresso è stata aperta una vera e propria dogana, incaricata dei controlli del caso sul traffico in entrata e in uscita, da Campione alla Svizzera e viceversa. L’IVA, che in passato non era presente, si applica ora su tutti i beni ed equivale al 7,7% (o al 2,5% in caso di aliquota ridotta). Le modifiche si applicano anche ad altri settori, come per esempio il servizio postale.